Napolisi
Ho scritto questo libro come tributo a un autore che stimo. Ovviamente
la sola stima non sarebbe stata sufficiente a spingermi a scrivere un romanzo;
l'ho fatto perché di lui vedo imporsi, ogni anno che passa sempre
più, un'immagine che lo diminuisce, quella di intellettuale scomodo
ucciso per il coraggio delle sue idee.
È ricordato soprattutto per i suoi interventi sulla realtà
italiana pubblicati su quotidiani e settimanali, ed è ciò
che a me non piace, non solo perché la sua analisi della società
si basa su un principio sentimentale più che storico, ma perché
se di un autore si dimenticano le opere, allora sì, è la volta
che muore.
Trovo inoltre fuorviante l'immagine vitalistica che di questo autore si
dà, mentre la sicurezza e l'energia da lui ostentata hanno sempre
un risvolto di disperazione; proprio in questa disperazione io individuo
la nota dominante delle sue opere.
Ho voluto quindi trasmettere l'immagine che io ho di lui come artista, perché
l'unico profilo che un lettore può tracciare, ad esempio di un poeta,
è attraverso le sue poesie. Questo libro è quindi, in primo
luogo, il tributo di un lettore, critico e appassionato.
Il romanzo non-storico
C'è la realtà. Poi c'è la Verità, che è il suo racconto, e presuppone una scelta. Per essere autentica, ogni narrazione di fatti concreti non deve perdere la sua veste di finzione, mostrandosi per quello che è: un tentativo di avvicinarsi alla realtà senza illudersi di potersi sostituire ad essa.
TORNA ALL'ELENCO DELLE OPERE - L'OPERA
