Parma 2008, Italia
Nell'estate 2008 la Polizia municipale di Parma è stata al centro
di due scandali: quello suscitato dalla fotografia della prostituta
nigeriana che piange seminuda e ammanettata in una cella di sicurezza, e
il pestaggio di un ragazzo originario del Ghana: Emmanuel Bonsu , "negro",
come qualcuno si è premurato di scrivere sulla busta bianca in cui
gli venivano restituiti alcuni effetti personali.
Pochi giorni prima, il 5 settembre a Milano, un ragazzo di 19 anni, Abba
, di nazionalità italiana ma la cui pelle rivelava la sua
origine del Burkina Fasu, veniva ucciso a sprangate da due baristi, padre
e figlio, anch'essi italiani ma bianchi, perché aveva rubato (lui
o un suo amico) un pacchetto di biscotti dal loro locale. I testimoni dell'omicidio
li hanno sentiti gridare, tra un colpo e l'altro: "sporco negro".
Pochi mesi prima, il 1 maggio, a Verona un gruppo di neonazisti uccideva
a calci e pugni Nicola
Tommasoli , reo, secondo la loro versione e quella riportata
dalla stampa, di aver loro rifiutato una sigaretta. Il vero movente dell'omicidio
va invece ricercato nella sua faccia, tipica di "uno di sinistra".
Queste, sono testimonianze di un clima di intolleranza nei confronti di
qualcuno supposto diverso dall'aggressore di turno, sia che si tratti un
branco di ventenni sbandati, o di una coppia di lavoratori (non tanto onesti,
stando a quanto riportato dalla stampa),
o una pattuglia di vigili urbani. In tutti questi casi la violenza si è
colorata di razzismo.
Razzismo: la zecca comunista, lo spacciatore africano o la prostituta negra,
non costituiscono solo un problema di ordine pubblico, ma incarnano la figura
del sovversivo, cioè di qualcuno in grado di minare i valori in cui
si identifica una comunità. Come gli ebrei sotto il nazismo, o i
comunisti spagnoli dopo la vittoria di Franco.
Gli scandali di Parma e gli omicidi dei due ragazzi sono la spia di una
società malata di razzismo, le cui cause sono da ricercare nella
storia del nostro Paese, senza spingersi troppo indietro negli anni, benché
ogni cosa sia legata a un'altra che l'ha generata, direttamente o indirettamente.
A me non preme, qui, fare un'analisi politico-sociale di questa Italia,
ma, da scrittore, di denunciare la mistificazione dei concetti che sta alla
base della china antidemocratica in cui sta scivolando il mio Paese da vent'anni
a questa parte.
La "velina" esibita in un completo da sexy-shop sul tavolo di
Striscia la notizia e che tiene infilato nel tanga un oggetto ambito
dai due conduttori della trasmissione (il correlativo
oggettivo del suo culo), non è diversa dalle prostitute che si
vogliono togliere dalle strade: sono corpi che promettono un facile consumo,
proponendo un'immagine lesiva della dignità della donna. Se l'indignazione
femminile nel caso della trasmissione televisiva non scatta, o scatta solo
in un'esigua minoranza di donne, significa che il discorso (la forma) con
cui la velina-prostituta viene offerta ai telespettatori riesce a nascondere
tale evidenza.
Il carattere comune della mistificazione dei concetti che io vedo avvelenare
lo stato di salute democratica dell'Italia è la forma del discorso
in cui sono propinate le cose.
La realtà, è una narrazione. I telespettatori, e i lettori
più distratti, sono assuefatti a una tecnica narrativa in forma di
sonnifero: chi racconta, racconta una storia semplice, dove ciò che
viene narrato non è mai messo in discussione. La semplicità
della narrazione risiede nella chiarezza dell'intreccio degli eventi (che
può anche essere intricato, come si addice a un buon thriller), nella
logicità della sequenza temporale (che si può anche reggere
sul ricorso frequente ai flash-back), soprattutto nell'univocità
dei personaggi. Date queste premesse, alla fine della narrazione il lettore
è persuaso della coerenza di ciò che ha letto, perché
la forma del discorso è quella di una narrazione comunque logica…la
stessa messa in opera, ad esempio, per persuaderlo che un grande statista
come Bettino Craxi sia stato rovinato da una banda di giudici politicizzati.
La plausibilità, invece, non sempre è sinonimo di realtà,
perché può basarsi solo su un artifico narrativo.
Uno scrittore deve fare i conti con il suo tempo. Può farlo occupandosi
direttamente di fatti storici, come la sospensione dello Stato di diritto
attuato dalle violenze della Polizia durante il G8 di Genova 2001, ad esempio;
ma la sua incisività non risiede nella denuncia circostanziata di
un fatto, bensì nella messa in discussione del modo in cui è
stata raccontata la realtà che ha permesso il generarsi di quella
circostanza.
La realtà raccontata origina una verità. Demistificare la
narrazione della verità è il compito di uno scrittore. Il
mio progetto è quello di scrivere in una maniera opposta alla narrazione
televisiva e dei generi di intrattenimento letterari.
In questo senso, di fronte ai fatti di Parma e ad altri analoghi, mi considero
uno scrittore antifascista.
Emiliano Essan-Masslo, gennaio 2009, Italia

